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domenica 21 gennaio 2018

RICETTA PER LA PASTA DI SALE E LA PASTA DI MAIS DA FARE CON I BAMBINI

Creare oggetti con la pasta di sale o di mais è facile e ideale per i bambini di tutte le età. Ecco le ricette per fare stupendi lavoretti adatti a tutte le età!
Manipolare, plasmare, modellare è molto importante per il bambino ma anche stimolante e distensivo per l’adulto. Genitori e figli potranno dunque divertirsi insieme, dando sfogo alla propria fantasia utilizzando un materiale totalmente naturale, come nel caso della pasta di sale, per di più economico! Composta da acqua, farina e sale risulta quindi non nocivo ai più piccoli, in più è facile da modellare ed estremamente versatile per i più grandi.
La pasta di sale è una sostanza utilizzata per la modellazione di oggetti di vario genere. Essa può essere colorata con gli ingredienti naturali che abbiamo comunemente in cucina, come ad esempiola paprika, lo zafferano, la cannella, il cacao (aggiungendoli al mix di sale e farina, prima di incorporare l’acqua), o mescolata a colori a tempera. Può, inoltre, essere colorata a posteriori con acquerelli, acrilici o tempere miste a colla vinilica.

Ricetta per la pasta di sale

Ingredienti
  • 200 gr di sale fino
  • 200gr di farina tipo “00”
  • 125ml di acqua a temperatura ambiente
Procedimento
  1. Unire sale e farina in una ciotola e versare lentamente l’acqua iniziando ad amalgamare il tutto energicamente a mo di impasto per pizza. Più la pasta verrà lavorata migliore sarà il risultato. Se la pasta rimane troppo appiccicosa aggiungete un po’ di farina. Se, al contrario, rimane secca e poco omogenea incorporate dell’acqua, poco alla volta.
  2. Prima di utilizzarla farla riposare per circa 24 ore. Può essere conservata in un luogo fresco, ma non in frigo, per una settimana avvolta da pellicola. Una volta realizzata la forma desiderata la pasta va cotta in forno per circa una mezz’ora a 70/80° per poi alzare la temperatura fino a 120/150° per, all’incirca, un’altra ora e mezza.
  3. Il tempo di cottura varia a seconda delle dimensioni e dello spessore del vostro lavoro. Un oggetto più sottile cuocerà molto velocemente, uno più spesso richiederà più tempo. Per un risultato ottimale controllate regolarmente la cottura e togliete le vostre creazioni dal forno non appena saranno completamente asciutte. Il pezzo finito e raffreddato può essere poi lucidato con spry o vernici lucide a pennello per rifinirlo e proteggerlo dall’umidità.
  4. Per quanto riguarda la pasta di mais, gli oggetti ottenuti con questo metodo saranno leggeri ma resistenti e molto più lisci rispetto a quelli realizzati con la pasta di sale.

Ricetta per la pasta di mais

  • una tazza di amido di mais
  • una tazza di colla vinilica
  • un cucchiaino di olio di vaselina
Procedimento
  1. Unire tutti gli ingredienti mescolandoli con un cucchiaio di legno. Versare il composto in un pentolino antiaderente e cuocere a fuoco lento per tre minuti continuando a mescolare. L’impasto pian piano si addenserà fino a diventare una palla. Impastare con le mani infarinate la pasta ottenuta fino a farla liscia e non più appiccicosa.
  2. Conservata in un sacchetto di plastica durerà diversi giorni.  Come per la pasta di sale, l’impasto lo si può colorare direttamente prima di modellarlo. Una volta creata la forma desiderata, non ci sarà però bisogno di cottura al forno ma basterà farla seccare.

lunedì 8 gennaio 2018

Bambini e tecnologia: per quanto tempo possono stare davanti a tv, tablet e cellulare?


Il bimbo è piccolo e a volte può capitare di utilizzare il tablet o la tv per cercare di tenerlo buono. Giusto per intrattenerlo un pochino e per respirare mentre si è in coda da qualche parte o al telefono. Eppure è importantissimo mettere dei limiti di tempo all'utilizzo di tv, tablet e cellulari quando i bimbi sono ancora piccini, in età prescolare.
 "Ci sono tantissime abilità che un bambino in età prescolare deve ancora imparare. Queste richiedono un'interazione sociale che non sempre si verifica davanti a uno schermo a due dimensioni" specifica al sito WebMD Elizabeth Sowell, PhD e direttore del Laboratorio di sviluppo cognitivo e di neuroimaging dell'Ospedale dei bambini di Los Angeles.

L'American Acadamy of Pediatrics (AAP) raccomanda ai bimbi con meno di sei anni l'utilizzo di schermi non più di una, due ore al giorno. Questo comprende un po' tutto: televisione, siti internet, video in streaming, giochi e app.

Come mai questo limite?
Stare troppo davanti a uno schermo è stato associato a un maggiore rischio di obesità, disturbi del sonno, ritardi nel linguaggio, problemi a scuola, specifica Janny Radesky, Md e assistente professore di sviluppo del comportamento nei bambini alla University of Michigan Medical School.
Spiega che è necessario pianificare il tempo che i bambini possono dedicare sugli schermi - quanto e che cosa guardare - "in modo che in media non prendano il posto di qualche altra attività importante".

Che cosa dovrebbero guardare?
Per i bimbi non sono appropriate immagini violente, sia in tv che nei videogiochi. Ok a programmi con elementi educativi. Alcune ricerche hanno dimostrato che i bambini in età prescolare possono imparare da show televisivi educativi. Per esempio uno studio del 2015 ha analizzato l'influenza del programma "Sesame Street" e i suoi effetti sull'educazione dopo il suo debutto nel 1969. Era più probabile che i bambini che lo guardavano regolarmente andassero meglio a scuola.
 noltre, è importante stare con il bambino mentre sta giocando o guardando qualcosa. "Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini imparano più dai media quando hanno i genitori di fianco", spiega Radesky. Puoi rispondere alle domande che ti fanno su quello che stanno guardando e aiutarli nel processo dell'apprendimento.

Che fare per mettere un limite?
Non è facile mettere delle regole sull'utilizzo della tecnologia. "Era molto più semplice quando avevamo solo tv e video. Era possibile mettere un limite al numero di episodi e ce la si cavava con poco" spiega Radesky.
Ci sono comunque alcuni trucchi che si possono utilizzare per controllare l'utilizzo della tecnologia dei propri figli.

1 - Metti le mani avanti
Avvisa i tuoi figli che potranno utilizzare tv, tablet e cellulare solo in certi periodi della giornata o durante il fine settimana. "E' sempre utile avere una pianificazione o una routine, dato che i bambini sono guidati dai ritmi e tendono ad accettare meglio i limiti in questo modo", spiega Radesky.

2 - Metti delle regole sugli schermi tv di casa, per esempio in alcuni spazi come la cucina o il salotto. Scoraggia l'utilizzo della tv durante i pasti, mentre si sta tutti insieme e in camera da letto. Alcune ricerche hanno dimostrato che i bimbi che hanno la tv in camera dormono di meno


3 - Metti un timer e quando suona, è tempo di spegnere lo schermo.

4 - Ferma i capricci prima che inizino
Spesso i bimbi si offendono quando devono rinunciare alla tecnologia. Nel momento in cui spegni la tv, puoi provare a giocare insieme a un gioco basato sullo show che stavano guardando. Oppure fate insieme un'altra attività, come leggere.

5 - Lontano dagli occhi, lontano dal cuore
Una volta che spegni tablet, tv e altro, toglilo dalla vista del bambino.

Che cosa fare insieme quando lo schermo è spento
I bimbi in età prescolare hanno bisogno di molte interazioni faccia a faccia, per sviluppare al meglio le proprie abilità sociali, spiega Sowell. 
Ecco tutte le attività divertanti che puoi proporre al tuo bimbo al posto di stare davanti a uno schermo.

1 - Leggere insieme. "Leggere aiuta a costruire il linguaggio e promuove le connessioni emotive. Inoltre regala al bambino calma e attenzione" spiega Radesky.

2 - Usare l'immaginazione. Il gioco non strutturato aiuta il bambino a imparare abilità sociali ed emotive. Inoltra aiuta nel problem solver.

3 - Muoversi. "Si può ballare, correre, fare fortini, giocare a wrestling: diversi studi sostengono che il movimento fisico aiuta i bambini a focalizzarsi meglio e a incanalare le energie", dice Radesky.

4 - Prova con le attività manuali. Costruire, colorare, fare lavoretti o cucinare con i bambini. "Queste arrività sono importanti per imparare a collaborare e a costruire la socialità, come anche per costruire la consapevolezza spazio-visuale", conclude Radesky.

domenica 3 dicembre 2017

Regali di Natale 2017: idee per bambini


REGALI DI NATALE 2017 PER I PIU’ PICCOLI Non c’è cosa peggiore che regalare qualcosa di poco gradito. Se gli adulti riescono a fingere e mascherare la delusione, i bambini invece non sanno mentire. E vedere il loro faccino triste una volta scartato il pacchetto, e il nostro dono lanciato senza alcun interesse, non è certamente piacevole. Se non avete dunque approfittato del black friday appena trascorso per fare i regali di Natale 2017, attenzione a quello che acquistate!

REGALI DI NATALE PER BAMBINI Ovviamente per scegliere il giusto regalo di Natale bisogna tener conto dell’età e del sesso del bambino. Per i più grandicelli, ad esempio, un regalo sempre gradito da mettere sotto l’albero sono i giochi da tavola. Anche i giochi più movimentati, come il monopattino o l’hoverboard, grande protagonista dei regali di Natale 2017, sono idee vincenti. Vi suggeriamo infine i grandi classici: costruzioni lego, videogiochi, o kit che rispecchiano gli interessi del bambino (piccolo chimico, astrologo, mago, etc.)

REGALI DI NATALE 2017 PER FEMMINUCCE Le bambine sono sempre più esigenti dei maschietti, ma accontentarle non sarà difficile se si conoscono i gusti delle piccole principesse. Anche per loro i kit sono un’ottima idea (piccola cuoca, sarta, estetista, etc.). Per le più piccine, le bambole sono sempre gradite, così come i personaggi ispirati alle saghe o i cartoni animati del momento. Le più grandicelle, se già vanitose, gradiranno invece regali da “signorine”: bene dunque vestiti, gioielli e accessori, ovviamente pensati per i bambini e dunque non troppo costosi ed importanti.

venerdì 17 novembre 2017

20 novembre giornata mondiale dei diritti dei bambini.


Il 20 novembre, è la Giornata mondiale dei diritti dei bambini, un giorno per riflettere sulle condizioni di vita dei più piccoli in tutto il mondo. La giornata è stata fortemente voluta dall’Onu, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di difendere il sacrosanto diritto di ogni bambino, ovunque lui viva, a trascorrere serenamente la propria infanzia. Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi fatti ancora oggi bambini e adolescenti non vengono difesi da abusi, sfruttamento, violenze di ogni genere.

Sono milioni i bambini che nel mondo non godono di alcun diritto, nemmeno i più basilari, e che non riescono a immaginarsi un futuro dignitoso. Proprio per lottare e per difendere i diritti di tutti questi bambini, l’Onu ha deciso di istituire in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si celebra il 20 novembre di ogni anno.
Il giorno non è stato scelto a caso: il 20 novembre del 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Diritti che in molte zone del mondo vengono calpestate: basta pensare alla guerra in Siria che si porta avanti ormai da troppi anni e che ha già ucciso migliaia di piccole vite innocenti. E basta pensare ai tanti bambini che ogni giorno, con i genitori o da soli, salgono su barconi fatiscenti per cercare un futuro migliore in terre lontane.
A tutti loro è dedicata questa giornata, ma anche a tutti noi per non dimenticare che oguno di noi è tenuto a proteggerei diritti di ogni bambino nato.

lunedì 30 ottobre 2017

Costume da vampiro fai da te per Halloween


Il vestito di Halloween da vampiro per bambini è molto facile da realizzare a casa. Con poche cose che avete in casa, potrete realizzare un vero costume di Halloween fai da te da vampiro bello da fare paura!
Il trucco occupa una parte molto importante nel vestito di Halloween da vampiro e il risultato finale sarà un vero successo per la notte delle streghe!

Il vestito di Halloween per bambini da vampiro è ideale per non far prendere freddo ai vostri piccoli, che potranno essere vestiti e coperti normalmente. Prendete un mantello nero, ricavabile colorando con i prodotti appositi un vecchio lenzuolo che non utilizzate più. Vestite il bambino di nero e posizionate il lenzuolo sulle spalle come fosse un mantello.
Legate il mantello nero intorno al collo con un nastro di raso nero non troppo sottile e fate un bel fiocco, dopo tutto Dracula era un personaggio molto elegante!

Lasciate che il tessuto del lenzuolo formi un colletto alto. Passate quindi al trucco. Serve tanta cipria bianca, sostituibile anche con la polvere di talco. Passate la cipria con precisione sia sul viso che sulle mani.
Sulle palpebre applicate l’ombretto grigio e nella linea sotto gli occhi stendete un velo di blush rosato. Colorate le labbra con una matita nera e con il rossetto rosso fate delle macchie di sangue che colano sul mento. L’unica cosa che dovrete comprare sono i denti finti, con canini ben pronunciati.
Per finire il costume di Halloween da vampiro, occupatevi della pettinatura. Pettinate i capelli bene all’indietro e fissateli con abbondante gel!
Il vestito di Halloween fai da te per bambini da vampiro è pronto, non vi resta che spaventare tutti gli altri mostri!

venerdì 29 settembre 2017

UN PESCE ROSSO PER AMICO

Decorativo, facile da gestire, piacevole da guardare, un piccolo acquario con pesciolini rossi è un buon compromesso per il bimbo che desidera un animale da accudire.
Il ritorno a casa dopo l’estate coincide spesso con il desiderio di qualche novità e non è raro che nostro figlio torni alla carica con la famosa richiesta di un cucciolo di cane o di un gattino. Il nostro consiglio è di pensarci molto bene: gli animali abbandonati, ex cuccioli cresciuti e non più tanto teneri ma sempre molto impegnativi, sono ogni anno molto numerosi. Se, però, desideriamo accontentare il bambino, possiamo optare per qualcosa di facile da gestire, che non richieda troppo impegno e al tempo stesso gradevole per la casa: l’allestimento di un piccolo acquario con pesci rossi. Va detto che anche i pesci sono esseri vitali ed è quindi importante trattarli il meglio possibile, creando per loro un habitat adeguato al quale sarà comunque necessario che la mamma o il papà, assieme al bimbo, dedichino una mezz’ora del loro tempo alle cure settimanali.
In principio la vasca
Nell’allestimento di un piccolo acquario domestico, l’acquisto del pesce rosso deve essere l’ultimo passaggio: la prima cosa da fare è preparare la vasca. Questa non deve essere troppo piccola. Un pesce rosso, per stare bene, ha bisogno di almeno 8-10 litri d’acqua. Quindi, se vogliamo sistemarvi due o tre pesciolini, in modo che si facciano compagnia, è bene acquistare una vaschetta che contenga almeno 20 litri di liquido. La classica boccia in vetro, oltre a essere troppo piccola, ha la forma meno adatta per il benessere dei pesci. Meglio un classico parallelepipedo in vetro o anche in plastica (si trovano nei negozi di piccoli animali) da riempire con acqua di rubinetto, alla quale è bene aggiungere una piccola dose di preparato speciale in vendita nei negozi di animali e che elimina il cloro e altre sostanze nocive. Infine, il papà o la mamma aggiungeranno un filtro, necessario per mantenere l’acqua pulita. Una volta alla settimana si dovrebbe cambiare circa un quarto dell’acqua, preparandola nel contenitore qualche ora prima in modo che raggiunga la giusta temperatura.

Il giusto habitat
La vasca andrebbe arredata con sassolini, piante in plastica (quelle vere sono impegnative da curare), piccoli castelli sottomarini, rovine antiche: i pesciolini si divertiranno a esplorare il loro ambiente, che sarà anche più gradevole da ammirare per grandi e bambini. Le decorazioni vanno acquistate solo nei negozi specializzati e devono essere lavate accuratamente con acqua ben calda prima di essere introdotte nell’acquario. Sassi o conchiglie raccolti in vacanza, piante prese in un lago o in uno stagno o altri oggetti, sono da evitare accuratamente: potrebbero rilasciare nell’acqua sostanze nocive alla salute dei pesci. Una volta che l’acquario è stato riempito di acqua ed arredato, si attiva il filtro e solo dopo un paio di giorni è possibile introdurre i pesci.

Poco cibo per la loro salute
I pesci rossi sono in genere i più robusti e longevi: vivono bene in acqua fredda, ad una temperatura compresa tra i 18 e i 24 gradi, cioè quella delle nostre abitazioni. I pesciolini rossi hanno inoltre il vantaggio di essere economici: da un euro circa a tre euro per le specie comuni, le cui colorazioni vanno dal rosso più o meno acceso, al bianco, bianco e rosso oppure giallo. È meglio introdurre pesci della stessa specie e che vivono bene alle stesse temperature. Poiché sono animali abbastanza socievoli, introdurne una coppia significa farli vivere al meglio. Non si deve cedere alla tentazione di introdurre in un acquario non adatto pesci delicati, come quelli di acqua tropicale: non sopravvivrebbero, una crudeltà inutile sia per gli animali che per la delusione dei nostri bambini. Un altro errore da evitare è introdurre nell’acquario dei pesci le tartarughe d’acqua, che sono solitamente molto aggressive. I pesci rossi, per stare bene, devono nutrirsi molto poco: è sufficiente un pizzico di mangime, una volta al giorno. Se partiamo per un fine settimana, i pesci possono anche restare senza cibo per un giorno – male non fa alla loro salute, anzi – ma se la vacanza si protrae è bene poter contare su qualche amico disponibile a nutrirli e a cambiare l’acqua ogni tanto.

lunedì 4 settembre 2017

Vaccini obbligatori: ecco come funziona l'obbligo


La legge sulle vaccinazioni obbligatorie - legge 119 del 31 luglio 2017 - è definitivamente in vigore, e Asl, asili e scuole si stanno organizzando per soddisfare gli obblighi previsti. Ma come funzionano esattamente le cose?
Lo chiarisce una circolare operativa emanata dal Ministero della salute il 16 agosto scorso. Vediamo tutti i dettagli.
Sono state portate a dieci le vaccinazioni obbligatorie  per bambini e ragazzi da zero a 16 anni. L'obbligo riguarda sia le prime dosi sia i richiami e interessa anche i minori stranieri non accompagnati. I dieci vaccini obbligatori sono: 
antipoliomielitica; 
antidifterica; 
antitetanica; 
antiepatite B; 
antipertosse; 
anti Haemophilus influenzae di tipo b; 
antimorbillo; 
antiparotite; 
antirosolia; 
antivaricella. 
I nati a partire dal 2017 dovranno farle tutte, secondo il calendario previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019. I nati dal 2001 al 2016, invece, sono di fatto esonerati dal vaccino contro la varicella, perché nel momento in cui sono stati (o avrebbero dovuto) essere vaccinati, questo vaccino non era previsto dal calendario allora in vigore. 
Per i vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella, la legge prevede che la disposizione dell'obbligo vada rivista ogni tre anni: compatibilmente con i dati sulla diffusione delle malattie e le coperture vaccinali, infatti, l'obbligo potrebbe essere abolito. 
Cosa succede se non si fanno i vaccini obbligatori
Se un bambino non è in regola con le vaccinazioni previste dalla legge - e se i suoi genitori rifiutano di metterlo in regola anche dopo essere stati convocati dall'Asl  per un dettagliato colloquio informativo - per prima cosa scatta una multa: da 100 a 500 euro. 
In caso di vaccinazioni coniugate, la multa è una sola: la famiglia del bambino che, a tre mesi, dovrebbe fare le sei vaccinazioni previste dal calendario (contro polio, difterite, tetano, pertosse, Haemophilus ed epatite) e non le fa si vede somministrare una sola multa, non sei, e se la vede somministrare una sola volta, dopo di che l'obbligo nei confronti di quelle vaccinazioni è considerato estinto. La stessa famiglia, però, potrà vedersi somministrata una nuova multa se dovesse far saltare anche le vaccinazioni successive (morbillo, parotite, rosolia e varicella, a 13-15 mesi). 
Anche se ha pagato la multa, il bambino senza le vaccinazioni previste non potrà accedere ad asili nido e scuole d'infanzia. Potrà invece accedere alla scuola dell'obbligo. 
Vaccini: perché sono diventati obbligatori 
La circolare del Ministero si apre con un lungo paragrafo dedicato a spiegare perché, a un certo punto, si è deciso di introdurre una legge che impone l'obbligo di alcune vaccinazioni e che va dunque in controtendenza rispetto all'atteggiamento dominante in sanità pubblica negli ultimi 15 anni. Finora, infatti, era stato privilegiato un percorso che mirava all'adesione "consapevole e volontaria" alle vaccinazioni, che fossero obbligatorie o raccomandate. Per altro, la mancata vaccinazione dei vaccini obbligatori non comportava sanzioni particolari, né tantomeno il rifiuto all'ammissione a scuola. Perché, dunque, oggi le cose sono cambiate? 

Perché - spiega la circolare - a partire dal 2013 si è registrato un progressivo trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate. In altre parole, ci si vaccina sempre meno, il che, per alcune malattie, ha determinato un calo della copertura vaccinale al di sotto di quella soglia del 95% della popolazione, indicata dall'Organizzazione mondiale della sanità come soglia minima per il raggiungimento dell'immunità di gruppo (o di gregge). Solo al di sopra di questa soglia, per alcune malattie si garantisce che il microrganismo responsabile smetta di fatto di circolare, proteggendo anche chi non può essere vaccinato o non risponde alla vaccinazione. 
La circolare propone in particolare l'esempio dei vaccini contro morbillo e rosolia, la cui copertura è passata, dal 2013 al 2015, dal 90,4% all'85,3%. 
Vaccini raccomandati, quali sono
La circolare ricorda che, per legge, altre vaccinazioni dovranno essere offerte in maniera attiva e gratuita ai genitori dei nuovi nati:
antimeningococcica B; 
antimengingococcica C (nei primi anni di vita), o antimeningococcica tetravalente ACWY in adolescenza; 
antipneumococcica; 
antirotavirus.
Il Ministero giustifica la non obbligatorietà di queste vaccinazioni con il fatto che prevengono malattie meno frequenti nel nostro paese, o non particolarmente contagiose. 
Inoltre, in adolescenza è prevista la vaccinazione contro Hpv, sia nei maschi sia nelle femmine. 
Esoneri: quando il bambino ha già fatto la malattia
Ci sono due casi possibili nei quali si può evitare la vaccinazione:
1. Se il bambino ha già fatto la malattia contro la quale doveva essere vaccinato, come testimoniato o dall'apposita notifica fatta all'Asl dal suo medico curante o da una dichiarazione del medico stesso, alla quale va allegato un esame del sangue che attesti la presenza di anticorpi protettivi. Il test non è gratuito, ma a carico di chi lo richiede. La legge prevede invece che sia gratuito per la famiglia il rilascio del certificato da parte del pediatra curante (una disposizione che però non piace a molti pediatri).
Se il vaccino contro la malattia in questione è contenuto all'interno di formulazioni multicomponenti, la famiglia può chiedere che il bambino sia vaccinato solo per le altre malattie, con vaccini monocomponenti oppure vaccini combinati, ma privi dell'antigene in questione.
Va precisato, però, che non è detto che questi vaccini siano disponibili - al momento, per esempio, non sono autorizzati in Italia vaccini monocomponenti contro difterite, pertosse, morbillo, rosolia e parotite. E anche se lo fossero, non è detto che sia sempre possibile ottenerli. Da un lato, considerato che i monocomponenti costano di più non è detto che le Regioni intendano acquistarli. "Dall'altro, bisogna anche verificare la reale disponibilità da parte delle aziende a fornirli" precisa Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all'Università di Pisa. "Molti di questi vaccini sono in realtà o dismessi o prodotti in piccole quantità per motivi speciali, per cui non è detto che, anche se le regioni facessero le gare per acquistarli, le ditte si presenterebbero".
La circolare precisa dunque che se le formulazioni "particolari" non sono disponibili, la profilassi andrà completata con i vaccini combinati esistenti, sottolineando che non ci sono controindicazioni a vaccinare che ha già fatto la malattia. Per altro, i vaccini combinati non dovrebbero preoccupare più di tanto: non solo il sistema immunitario del bambino è perfettamente in grado di ricevere più "principi attivi" (antigeni vaccinali) contemporaneamente, ma contengono anche meno eccipienti rispetto alla somma dei monovalenti. "Inoltre, riducono il numero di eventi avversi, come convulsioni febbrili o eventi allergici gravi, che è legato al numero di somministrazioni" precisa Lopalco. 
Esoneri: quando il vaccino è un pericolo
L'altra possibilità di esonero si verifica quando il vaccino stesso rappresenta un pericolo per la salute del bambino. In generale, è controindicazione assoluta alla vaccinazione il fatto che il piccolo abbia avuto una reazione allergica grave (shock anafilattico) dopo la somministrazione di una dose precedente, o a un componente del vaccino (Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni, Istituto superiore di sanità). La presenza di una malattia grave o moderate, con o senza febbre, non è di per sé controindicazione assoluta: per decidere se vaccinare o meno va valutato caso per caso il rapporto rischi-benefici.  
La documentazione da presentare
Ma chi si preoccupa di verificare che il bimbo che deve frequentare il nido, l'asilo o la scuola sia in regola con gli obblighi previsti? Per l'anno scolastico in arrivo, dovrebbero essere i genitori a presentare la documentazione necessaria - certificazioni come il libretto vaccinale o attestazioni dell'Asl, oppure autocertificazioni - agli istituti ai quali sono iscritti i bambini, che provvederanno poi a trasmetterla all'Asl. Certificazioni o autocertificazioni vanno presentate entro il 10 settembre per nidi e scuole d'infanzia ed entro il 31 ottobre 2017 per scuole dell'obbligo. In caso di autocertificazione, la documentazione attestante l'avvenuta vaccinazione va presentata entro il 10 marzo 2018.
Un modello per l'autodichiarazione è disponibile in fondo alla circolare 
"Alcune Asl, però, si stanno organizzando direttamente con le scuole, in modo da evitare ai genitori in regola alcun fastidio" afferma Lopalco. "Per esempio, le scuole mandano gli elenchi degli iscritti alle Asl, che fanno i dovuti controlli e rimandano alle scuole i nominativi dei bambini a posto con le vaccinazioni, mentre le famiglie degli inadempienti saranno chiamate a controllare lo stato vaccinale del figlio". Per legge, comunque, questo meccanismo dovrebbe comunque andare a regime, per tutte le regioni e tutte le Asl, nel 2019, cioè con il prossimo anno scolastico. 
Docenti e operatori sanitari: per loro un questionario sullo stato vaccinale

La nuova legge sulla prevenzione vaccinale è stata molto contestata, per vari motivi. Tra questi, il fatto che prevede l'obbligo delle vaccinazioni solo per i bambini e non, per esempio, per docenti e per operatori sanitari, cioè categorie professionali che possono avere un ruolo importante nella diffusione di malattie infettive. La circolare operativa, però, sembra fare un primo passo in avanti quanto meno nel prendere in considerazione anche queste categorie e nel mostrare che sono sotto osservazione. Prevede infatti che, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, tutti gli operatori scolastici e sanitari debbano presentare alle loro sedi di lavoro un'autodichiarazione sulla propria situazione vaccinale. Per ora, comunque, questo certificato ha puro significato di raccolta dati.